Avenue Verte: più che un viaggio, un’avventura.

Sembrava impossibile, ma ce l’avevamo fatta! [cit.]
Dopo 7 giorni di pedalate, io, un mio amico e un altro acquisito siamo riusciti, partendo da Parigi, ad arrivare a Londra in bicicletta. Prima di raccontarvi tutta la storia, faccio alcune premesse.
Io e il mio amico Matteo siamo partiti senza quasi alcun tipo di allenamento, ma armati soltanto di forza di volontà e voglia di avventura. Quel poco che abbiamo organizzato, lo abbiamo fatto all’ultimo momento (volo di andata e albergo a Parigi), il resto l’abbiamo preso così come veniva perchè non avevamo idea di quanto riuscivamo a pedalare con lo zaino legato al portapacchi. Per le bici, abbiamo optato per l’opzione compra a Parigi, vendi a Londra. A conti fatti, ci è costato poco più che portare le nostre bici o affittarle da qualche parte e poi rispedirle con tutti i rischi del caso (al momento non c’è nessuno che ti affitta la bici per fare il percorso in un unico senso). Ultima cosa: la strada non è affatto tutta ciclabile, spesso sono strade poco trafficate, ma aperte a tutti e diversi tratti ciclabili sono sterrati.

Giorno 1

Dopo la notte trascorsa a Parigi, ci dirigiamo verso un Decathlon per comprare le bici, impresa che ci costa quasi tutta la mattinata. Mentre siamo fuori, cercando di legare gli zaini al portapacchi arriva Simone, un ragazzo in bici che ha deciso di fare l’Avenue Verte e che quindi si unisce a noi: galeotto fu il Decathlon. Saliamo sulle bici e si inizia a pedalare, un po’ già mi sento a casa. Ci dirigiamo a Notre-Dame, punto di partenza del percorso. Qui incontriamo Luigi, un ciociaro sbarcato a Parigi nel ’60, con cui scambiamo qualche parola. Qualche foto, riempiamo le borracce e si parte. Facciamo letteralmente 5 metri e ci fermiamo a mangiare perchè intanto si era fatta l’una e mezza. Ripartiamo, ma iniziamo a perderci ogni 5 minuti. Purtroppo il percorso è segnalato malissimo e perdersi è estremamente facile. Fortunatamente, prima di partire avevo comprato una guida e a forza di chiedere indicazioni continuiamo a macinare chilometri. La periferia di Parigi è orrenda. Macchine in fiamme, polizia che porta via gente, sembra quasi di essere in un film. Usciamo dalla città costeggiando il Senna, passando fra le altre cose per l’isola degli impressionisti, e decidiamo di fermarci a Maisons-Laffitte, uno dei centri ippici più rinominati della Francia. Forse è un chiaro segnale che dobbiamo darci all’ippica. All’hotel incontriamo altri due ragazzi italiani che stanno facendo il percorso, ma hanno tutto programmato e un ritmo molto più pesante del nostro, quindi li salutiamo lì. Con circa 45 km sulle gambe finisce il primo giorno.

Giorno 2

Facciamo colazione, compriamo qualcosa da portarci dietro e si riparte. Il paesaggio cambia, siamo ormai in aperta campagna. Purtroppo anche il tempo cambia e prendiamo tanta acqua. Nei tratti sterrati prendiamo anche diverso fango. Passiamo per molti paesini che sembrano fantasma, non si vede nessuno in giro e fatichiamo anche a trovare un bar o ristorante aperto per mangiare e bere qualcosa. Fortuna qualche provvista che ci siamo portati dietro. Sono le tre passate quando riusciamo a trovare un bar aperto a Chaussy per rifocillarci. Continuiamo poi lungo il percorso dove troviamo un altro gruppo consistente di italiani, viaggi organizzati Simonetta, con cui arriviamo fino a Gisors, luogo in cui decidiamo di fermarci per la notte. Andiamo a mangiare nell’unico ristorante aperto in cui incontriamo Andrea ed Isabella, un’altra coppia di italiani che sta facendo l’Avenue Verte. Quattro chiacchiere e li salutiamo. Nonostante la forte pioggia, abbiamo fatto 77 km quel giorno.

Giorno 3

Andiamo a prendere qualcosa al supermercato e partiamo. Siamo ancora in aperta campagna francese, i paesaggi sono bellissimi, ma la vita sociale è inesistente. Durante il percorso ci sono diverse salite faticose, ma stringiamo i denti e si pedala. Il tempo un po’ ci grazia e becchiamo solo piogge leggere. Durante il tragitto ogni tanto si incontrano altre persone che stanno facendo la stessa cosa, ma notiamo che la maggior parte sono sempre italiane. Facciamo una tirata fino a Neufchâtel-en-Bray, dove mangiamo il tipico formaggio locale (buonissimo!) e usciamo a fare due passi, visto che il giorno dopo il percorso previsto è breve. Ma anche qui, vita sociale inesistente e locali chiusi. Notiamo però un gran numero di farmacie e pompe funebri: questo forse spiega la poca vita. Distrutti dagli 85 km fatti andiamo a dormire.

Giorno 4

Il quarto giorno dobbiamo solo percorrere circa 40 km per arrivare a prendere il traghetto. Partiamo con calma, Matteo si fa sistemare il cambio che gli ha dato qualche problema da un meccanico e riprendiamo la pista ciclabile. Qui ribecchiamo Andrea ed Isabella (la coppia di due giorni prima) e continuiamo insieme fino a Dieppe, dove facciamo un pranzo decisamente importante. Prendiamo il traghetto che ci porta a Newhaven, dove sbarchiamo alle 22, ora locale. Siamo in Inghilterra: un altro fuso orario, un’altra lingua, un’altra moneta, una diversa direzione di guida. Proviamo a chiedere una camera nell’ostello in cui avevano prenotato Andrea ed Isabella, ma è pieno. Li salutiamo e decidiamo di andare a Brighton, città molto più grande distante 16 km. Pedalare di notte col vento della Manica senza sapere se troveremo dove dormire non è proprio il massimo, ma alternative non ci sono. Fortunatamente troviamo quasi subito un hotel, doccia ed usciamo nel casinò di fronte.
La vita va così, un attimo sei al freddo senza un posto dove stare e il momento dopo sei a giocare al casinò.

Giorno 5

Facciamo la nostra prima colazione inglese: uova, pancetta, fagioli, pomodori, salsicce, funghi. Devo dire che per andare in bici è fantastica. Ripassiamo per Newhaven, dove facciamo una sosta dal meccanico per cambiare una gomma forata. Il passaggio sulla costa inglese è meraviglioso, ci sono delle scogliere bellissime. Ci inoltriamo poi dentro la campagna, prendendo la Cuckoo Trail, ma i paesaggi francesi erano decisamente più belli. E soprattutto erano molto più pianeggianti! Arriviamo a Heathfield, dove cerchiamo un posto dove dormire, ma tutti gli alberghi sono pieni a causa di un qualche festival in città. Dobbiamo quindi proseguire verso la prossima città, Mayfield, dove troviamo alloggio e cibo in un hotel del 1575 chiamato Middle House. Stanchi dalla sera precedente e per le salite odierne, stramazziamo nonostante i chilometri sulle gambe siano solo 66.

Giorno 6

Ci fermiamo in un supermercato per comprare qualcosa e si riparte. Il percorso è sterrato e visto che piove, ci ricopriamo di fango. Tanto fango. Lungo il percorso incontriamo quattro ragazzi francesi con cui ci facciamo una birra a Forest Way. Li salutiamo lì, visto che loro avevano deciso di prendere il treno per l’ultimo pezzo. Continuiamo, prendendo altra acqua e altro fango. Passiamo davanti l’aereoporto di Gateway ed infine arriviamo a Redhill. Qui troviamo alloggio nella Brompton Guest House di due signori anziani davvero molto gentili. Dopo cena usciamo, ma anche qui non è che ci sia tutta questa vita, solo qualche pub per una birra. Dopo i 65 km di oggi ne restano soltanto altri 45!

Giorno 7

Dobbiamo fare un’altra sosta dal meccanico per un’altra gomma forata e ripartiamo. Anche oggi ci sono diverse salite, ma almeno il tempo non sembra dei peggiori. Da una collina s’intravede la skyline di Londra. Proseguiamo attraversando diversi parchi londinesi in cui è facile imbattersi in scoiattoli. Incontriamo un altro gruppo italiano (Girolibero) nella periferia di Londra, ma li superiamo. Proseguiamo fino ad incontrare finalmente il Tamigi, che costeggiamo fino a Westminster, arrivo simbolico del viaggio. Proseguiamo poi fino sotto il Big Ben, dove ci diamo appuntamento con Andrea ed Elisabetta, arrivati il giorno prima. Qualche foto e finisce così la pedalata.

È stata una bella esperienza, sicuramente da ripetere! Viaggiare in bici è tutt’altra cosa rispetto ad altri mezzi: vivi meglio le città, incontri molte persone e ammiri meglio i paesaggi. Un minimo di allenamento e organizzazione magari ci avrebbero evitato un po’ di problemi, ma alla fine è andata bene anche così.

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