Bias mentali

Nel libro “Il senso delle cose” viene riportato un discorso di Feynman dove parla della sua prima moglie.

Quando si ammalò le regalai un orologio che invece delle lancette aveva dei grandi numeri che giravano man mano; a lei piaceva molto. Lo tenne con sé per tutto il tempo, sul comodino accanto al letto, per quattro, cinque, sei anni. Alla fine morì. Morì alle 9.22 di sera. E alle 9.22 in punto l’orologio si fermò, e non si mosse mai più. Non è incredibile?

Una storia bellissima, di quelle che potrebbero andare in tv su qualche programma di metà pomeriggio nei fine settimana, se non fosse che…

Mi ricordai però un paio di cose. Da qualche tempo – diciamo cinque anni dopo che l’avevo acquistato – l’orologio perdeva colpi: ogni tanto lo dovevo aggiustare, e quindi gli ingranaggi erano tutti un po’ più laschi. Inoltre, essendo la stanza in penombra, l’infermiera che compilò il certificato di morte lo aveva preso in mano per guardare l’ora, e poi lo aveva riposto.

L’infermiera aveva preso l’orologio, ormai fermo, per guardare l’ora e segnato quindi l’ora sbagliata. Questa storia, un po’ meno bella, ci fa capire due cose. La prima è che senza tutti i dettagli del caso non si può risolvere un mistero. La seconda, come essere umani tendiamo a cercare schemi e coincidenza là dove non ci sono e tendiamo per questo anche a non considerare alcuni dettagli, anche se magari sono quelli decisivi. Questo è quello che chiamo un bias mentale.

Piccola digressione: ho provato a trovare un corrispettivo italiano per il termine “bias” e wordreference mi dà pregiudizio o propensione. Per quanto questi termini siano corretti, io li immagino usati più a cose specifiche, un pregiudizio verso qualcuno o qualcosa, mentre quello che intendo io è proprio il fatto di pensare in modo fuorviante. Come se il treno dei nostri pensieri sia dirottato su binari preferenziali, che sono però sbagliati.

Questo succede perchè abbiamo una paura fottuta delle cose che non conosciamo, quindi il cervello tende a riportare tutte le nostre esperienze dentro scatole già più o meno note. Quello che si conosce, fa meno paura. Ultimamente provo a farci più caso, di quante volte do per scontato cose che non lo sono, oppure faccio supposizioni che non sono fondate. Il problema è che non sono sempre evidenti o non sempre sono consapevole di farle. Probabilmente questo è un tratto degli esseri umani molto difficile da correggere.

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