Sistemi di riferimento

Non ricordo esattamente a quale età, ma imparai a fare la verticale quando ero molto piccolo. Penso intorno ai 5 anni, grazie ad un’insegnante di ginnastica che abitava nel complesso di palazzi dove ho vissuto fino agli 8 anni circa. Mi sarebbe piaciuto fare qualche anno di ginnastica artistica, ma riuscii a fare solo qualche lezione tramite il karate.

Ricordo anche di essere stato un bambino abbastanza irrequieto, alle elementari ero solito stare in piedi vicino al termosifone, non mi piaceva stare seduto. A casa ballavo continuamente e mia nonna disse che avrei dovuto fare il ballerino. Forse aveva ragione, ma per ora, apparte qualche passo di danza insegnato da una colombiana, non ho mai preso lezioni. A Rennes mi sarebbe piaciuto provare lindy hop, ma la barriera linguistica mi spaventava. Ho cercato qui nella mia città, ma ho trovato solo latino americani.

Il primo linguaggio di programmazione che ho appreso è stato il basic, tramite il cd demo della playstation 2, con cui facevo figure geometriche colorate che si muovevano. Sono stato sempre abbastanza propenso e affascinato dalla programmazione, forse avrei dovuto fare informatica. Senza contare il fatto che sono cresciuto a pane e videogames, dall’amiga 500, passando per la playstation fino al pc nell’era degli mmorpg.

Gli anni del liceo furono quelli in cui iniziai a leggere manga e guardare anime. Mi appassionai ancora di più alla cultura giapponese, passione nata con il karate che ancora praticavo. Mi piacerebbe ancora studiare il giapponese come quarta lingua. Gli ultimi anni del liceo invece iniziai a leggere molta narrativa, colpa del lavoro da bagnino, dove era uno dei pochi passatempi praticabili nei momenti morti, gli apparecchi elettronici e la sabbia non vanno molto d’accordo. Ed iniziai, di conseguenza, a scrivere parecchio, cosa che fortunatamente mi è rimasta.

Quando fu tempo di scegliere l’università ho praticamente considerato ogni facoltà possibile, apparte medicina, io e il sangue non siamo mai andati d’accordo. Alla fine la scampò fisica per la mia propensione matematica e la mia innata voglia di comprendere le cose. Questa sete di conoscenza è però in realtà più ampia: anche la psicologia e l’antropologia mi affascinano parecchio.

Non mi ricordo chi m’insegnò a giocare a scacchi, ma ho tutta la collezione delle uscite settimanali di dragon ball z e gt scacchi. Ho giocato seriamente per un anno con dei risultati promettenti, ma ho smesso per colpa della poca sportività fra i giocatori. Ogni tanto però mi piace dilettarmi con qualche partita.

Due anni fa ho iniziato a tirare con l’arco, visto che da piccolo li costruivo con spago e legni. Era rimasto un desiderio inespresso. Me ne sono ricordato guardando Arrow, una delle tantissime serie tv che seguo.  Ho anche ripreso a giocare a Magic: The Gathering, cosa che avevo appreso nei primi anni di liceo durante le salate.

Il punto del discorso è questo: ho avuto mille passioni diverse, di cui molte duravano solo per un periodo limitato, e questo mi ha fatto sempre sentire come un incoerente o uno con le idee poco chiare. Insomma, ho visto questo mio lato sempre come un problema. Negli ultimi tempi invece ho fatto un cambio di prospettiva, invece di vederla come incoerenza, la chiamo curiosità e sono contento di tutte le esperienze fatte, di quello che mi hanno lasciato e per tutte quelle che devo ancora fare. Come ogni buon fisico sa, prendendo il giusto sistema di riferimento, un problema può rivelarsi banale.

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