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Mind the gap

Un vecchio proverbio afferma: “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. In questo mare ci muore affogata un sacco di gente ogni anno. Io sono sempre alla continua ricerca di una perfezione personale, che, nonostante sia irraggiungibile, continua a farmi muovere. Moto perpetuo verso niente, depressione alle spalle. Per questo, quando dico qualcosa sulla falsa riga di “mi piacerebbe fare [x]”, molto probabilmente la faccio. In questo modo ho sempre vissuto senza dover dire “mi sarebbe piaciuto fare”, tranne per un’unica eccezione: suonare uno strumento. Ci ho provato, senza troppo successo.

Mi ricordo che alle superiori Jonathan, un mio compagno di classe, mi diede qualche lezione e mi prestò un suo basso per iniziare a strimpellare, ma dopo un po’ lasciai perdere perchè mi sentivo negato. Al solito, ogni volta che il gioco inizia a farsi duro, mollo senza neanche provarci. A volte mi chiedo come abbia fatto a laurearmi.

Ho provato poi con la chitarra, riuscivo a fare qualche canzone, ma ho abbandonato. La chitarra è di mio fratello e non potevo portarla a Camerino dove passavo la maggior parte del mio tempo. Non volevo comprarne un’altra. E mi ricordo che avevo un’altra scusa.

Mentre ero a Rennes, mi è (ri)capitato di dire che mi sarebbe sempre piaciuto saper suonare qualcosa. Ho deciso allora di riprovarci, con uno strumento diverso, che non fosse a corde. Qualcosa che non fosse troppo difficile. Ho pensato prima al flauto, visto che avevo imparato a suonarlo alle medie, come tutti, ma non m’ispirava. Qualcosa che potessi portare sempre con me. Così ho comprato un’armonica a bocca.

È bello coprire quel buco che separa il dire e il fare. Se vi capita quindi di dire “mi piacerebbe fare [x]”, il mio consiglio è semplicemente di muoversi per farlo. Anche perchè i chiacchieroni che parlano senza dire niente li ho sempre sopportati poco.

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Derek Sivers

Da qualche mese ho preso l’abitudine di ascoltare podcast nei momenti morti, soprattutto mentre mi sposto. Quelli che ascolto ogni settimana sono: Scientificast, un podcast di scienza tutto nostrano; TopLevel, podcast riguardo il mondo di MtG e infine il Tim Ferris Show, in cui spesso vengono intervistate persone di “successo” per estrarne informazioni utili. Quest’ultimo non lo ascolto sempre perchè molte volte gli episodi sono molto lunghi, sulle due ore, ma quando l’episodio è più breve o l’argomento del podcast mi interessa lo faccio e devo dire che ci sto trovando moltissime informazioni utili in fatto di crescita personale e consigli validi.

La settimana scorsa c’è stato un episodio con delle pillole di Derek Sivers, ne sono rimasto talmente affascinato che ho poi scaricato l’intervista completa di due ore. Derek è diventato subito una delle mie persone preferite al mondo, soprattutto perchè come me pensa che Scott Pilgrim vs. The World sia un capolavoro assoluto. Sul suo sito potete trovare molte cose interessanti, ma quella che adoro è la sua sezione dedicata ai libri che ha letto. Non è solo una lista di libri con un riassunto ed un voto, ma per ogni libro ci sono delle note dettagliate con le loro parti migliori. La sua idea è quella di estrarre da ognuno le parti fondamentali, senza avere il contorno (ovviamente non stiamo parlando di romanzi). Ci ho trovato diversi libri che avevo nella mia lista “to read” ed ho potuto esaminarli nelle note, per capire se effettivemente varrà la pena leggerli o meno. Ho inoltre trovato altri libri che non conoscevo, ma di cui sono rimasto affascinato dalle note. Dateci un occhio.

Poi ho subito implementato la sua idea della pagina now, semplice e geniale.

Fatemi sapere cosa ne pensate.

Mindfulness

Da circa un anno ho intrapreso un percorso personale, introducendo man mano cambiamenti nella mia vita al fine di migliorarla. Chi un po’ mi conosce sa quanto la prima parte del 2015 sia stata per me un pessimo periodo. Da ogni esperienza, brutta o bella che sia, cerco di trarne il meglio e da quel periodo ho trovato un po’ di forza per riprendermi. Mio fratello dice che in famiglia scorre la resilienza, magari è vero. Cosa è cambiato in un anno? Diverse cose. Sto meglio? Probabilmente sì, ma ci sono ancora diversi mattoni da cementificare per completare la casa.

Uno dei nuovi elementi introdotti nella mia vita è stata la meditazione. Ogni volta che salta fuori il discorso sono sempre tutti curiosi e mi immaginano a gambe accavallate, braccia all’infuori con pollice e indice che si toccano mentre esalo degli “om” di fronte al sorgere del sole in terrazzo.
No.
È molto più semplice. Ho imparato attraverso un app per cellulare che si chiama Headspace, creata da Andy Puddicombe (potete trovare un suo TED Talk qui, in cui spiega l’importanza, secondo lui, della meditazione). L’applicazione è in inglese e vi introddurà alla cosidetta meditazione mindfulness, il cui principio è quelli imparare a concentrarsi sulle proprie sensazioni e azioni per viverle consciamente. Apparte la precedente supercazzola, a me ha aiutato parecchio nell’imparare a gestire meglio la matassa di pensieri che continuamente occupa la mia testa.  Scaricando l’app avete 10 lezioni gratis che corrispondono al primo percorso, poi attraverso un abbonamento avrete accesso a tutti i vari pacchetti specifici (io ho completato finora quello sull’autostima, concentrazione, ansia, gentilezza oltre ai tre pacchetti iniziali). Perchè quindi non provare? Senza contare gli studi positivi in merito alla meditazione, è una cosa che consiglio a tutti.

Se siete poi arrivati a leggere fino a qui, il motivo per cui ho fatto in realtà questo articolo è che posso donare 30 giorni gratuiti dell’app completa. Se, quindi, terminati i 10 giorni gratuiti volete provare l’app intera gratuitamente, chiedete. Chi prima arriva, prima alloggia.

Altra cosa: per chi fosse interessato, ma non mastica l’inglese o preferisce incontrarsi con altre persone, in zona Macerata, potete contattare il mio amico Paolo Roganti (paolorog@gmail.com), diventato da poco istruttore mindfulness. Vi potrà fornire maggiori informazioni a riguardo.